LA SITUAZIONE DELL’ILLUMINAZIONE  PUBBLICA NEI COMUNI ITALIANI  

 

di Flavio CONTI

 

Un recente articolo, apparso sul giornale di Varese, La  PREALPINA, del 14 luglio scorso, esaltava la convenienza che il Comune di Castiglione Olona aveva colto nel rinnovare la Convenzione con la ditta ENEL-So.Le. per l’illuminazione pubblica comunale.  Senza voler criticare le scelte del Comune di Castiglione, si vuole qui riassumere la situazione di reale difficoltà che i Comuni d’Italia e della Lombardia in particolare,  incontrano per quanto concerne l’illuminazione pubblica.

L’esigenza di migliorare la gestione dell’Illuminazione Pubblica  sia dal punto di vista dei costi che da quello dell’energia consumata è fortemente limitata dalla situazione gestionale vigente negli anni passati. Durante gli anni del monopolio pubblico ENEL, la necessità di minimizzare i costi ha portato a sviluppare prevalentemente  reti di distribuzione in cui l’alimentazione dei clienti privati avveniva con la stessa linea dell’illuminazione pubblica (linea promiscua).  L’esistenza del monopolio ha poi costretto i Comuni a subire le tariffe ENEL, creando, di fatto, una dipendenza culturale che persiste a tutt’oggi e che impedisce la ricerca di soluzioni più convenienti. Dopo la liberalizzazione del servizio, avvenuta negli anni 90, l’ENEL è stata suddivisa in ENEL-Distribuzione, proprietaria delle linee e dei pali di sostegno, ed in ENEL-SoLe, che si occupa della manutenzione delle lampade, delle armature e dei sostegni.  L’esistenza di linee promiscue, con 2 diversi proprietari, ancorché del medesimo gruppo industriale,  rappresenta  un vero ostacolo che i Comuni lombardi si sono trovati di fronte. Infatti, con l’avvento di disposizione europee e nazionali, quali il D.Lgs. 17/03/1995 n. 157, attuativo  della Direttiva 92/50/CEE in materia di appalti pubblici di servizi, l’appalto del servizio delle Pubblica Illuminazione  mediante bando di gara è obbligo di legge.

 La ditta SoLe da sempre rivendica la proprietà, delle lampade e dei supporti, anche se pagati a più dell’80% dai Comuni stessi, ne  sopravvaluta il prezzo nonostante si tratti di materiale obsoleto e fuori norma, e , adducendo la motivazione della commistione delle linee e la marginalità del servizio, di fatto ostacola la libera competizione dei fornitori del servizio e condiziona la scelta dei Comuni.    L’ANCI Lombardia e la Legautonomie della Lombardia da circa 4 anni cercano di sensibilizzare gli Amministratori Comunali sul problema dell’Illuminazione Pubblica locale e sull’obbligo di procedere a gare di evidenza pubblica per la scelta del gestore.  Varie sentenze dei TAR del Piemonte e della Sardegna hanno confermato la nullità del rinnovo tacito o esplicito di Convenzioni con la So.Le. senza pubblicazione del bando di gara. La finanziaria 2003 (L. 289/02) , con l’art. 24 ha ulteriormente limitato il ricorso a trattativa privata a casi molto eccezionali e motivati, rendendo gli Amministratori responsabili a titolo personale delle violazioni di legge a tale riguardo.

 

Ma vediamo anche altri rilevanti aspetti che rendono necessario il bando di gara. L’evoluzione della normativa tecnica ha prodotto nell’ultimo decennio nuove esigenze riguardanti gli impianti di illuminazione.  In particolare la Legge Regionale n. 17/2000 impone innanzitutto ai Comuni di dotarsi entro il 28/03/2003 di un Piano Regolatore dell’Illuminazione Comunale (PRIC ), in accordo con i criteri normativi presenti, con il d. lgs. 30/04/1992 (codice della strada) e con le leggi energetiche n. 9 e 10 del 9/01/1991. Tra i nuovi vincoli tecnici più importanti citiamo che  le lampade non devono emettere luce verso l’alto (oltre i 90° rispetto alla verticale) in modo tale da ridurre l’inquinamento luminoso. Inoltre,  per ridurre il consumo d’energia vanno usate per l’illuminazione pubblica  solo lampade al Sodio di Alta o Bassa Pressione (Art. 4).  La sostituzione delle lampade a vapori di Mercurio con quelle al Sodio ed il vincolo dell’emissione dei raggi verso il basso implica la sostituzione delle armature.  Infine, l’art. 6 della L.R. 17/00 prescrive che devono essere provvisti di dispositivi in grado di ridurre nelle 24 ore l’emissione di luce degli impianti nella misura non inferiore al 30% rispetto alla piena operatività, sempre che la sicurezza non sia compromessa.  Ciò implica l’adozione di regolatori di flusso che possono funzionare solo se le linee sono dedicate e non promiscue. Da quì l’esigenza di rammodernare la rete con linee dedicate.

 

Come si può arguire da quanto sopra, l’adeguamento alle normative tecniche ed alla legge impone anche a piccoli Comuni ingenti spese che, stante la presente situazione economica, non sempre possono affrontare.  Per questo motivo da alcuni anni  operano in Europa Compagnie di Servizio Energetico (dette ESCo) che non solo si occupano della gestione degli impianti, ma anche della progettazione, finanziamento e realizzazione del rinnovo degli impianti stessi e del risparmio d’elettricità.    I Comuni pagano il servizio finanziario in parte con i risparmi d’energia conseguiti e garantiti, e per la restante parte, con fondi diretti.    Al termine del periodo contrattuale concordato (8-10-15 anni) il Comune si ritrova con gli impianti a norma e può beneficiare dei risparmi d’energia implementati.  Ad oggi in Italia sono accreditate molte organizzazioni in qualità di ESCo nell’ambito della Pubblica Illuminazione, ma purtroppo non tutte si comportano come tali; infatti, in realtà nel nord Italia pochissime Organizzazioni operano anticipando realmente l’importo di denaro necessario alla realizzazione degli interventi.

Un confronto diretto mediante bando di gara consentirebbe ai Comuni di valutare l’efficienza dei servizi offerti, i costi dettagliati di gestione, le misure d’efficienza energetica adottate, l’ammontare del risparmio garantito e la durata del contratto.    Spesso invece accade che il rinnovo, tacito o esplicito con la ditta SoLe  non prevede la messa a norma degli impianti, ma solo il Servizio di Base (ossia sostanzialmente, la continuazione della attuale gestione ). La SoLe è certamente attrezzata per tutti i tipi di servizi e di progetti, ma sino ad oggi non ha offerto alcun intervento che preveda sin da subito la proprietà comunale della rete,  la fornitura di un servizio finanziario favorevole combinato con una bassa valutazione residuale degli impianti, ormai obsoleti.   Il rinnovo della Convenzione a trattativa diretta, senza prevedere la messa a norma degli impianti, oltre che a violare le disposizioni di legge sui servizi pubblici, costituisce una pesante minaccia per gli Amministratori pubblici responsabili.  Infatti, un’illuminazione pubblica non a norma può essere motivo di denuncia (come già peraltro accaduto) nel caso di incidenti di strada avvenuti in corrispondenza di luoghi illuminati da apparecchiature non rispondenti alle norme.

Come ultima osservazione finale, la L.R. 17/2000 prevede all’art. 7 il finanziamento regionale degli adeguamenti imposti.  Non risulta che la Regione Lombardia abbia adempiuto ancora a questo dettato e l’esempio di disattendere una propria legge potrebbe costituire valida giustificazione  anche per i Comuni a disattendere il resto della legge, viste le difficoltà.   Ci auguriamo che questo non accada, per la credibilità delle nostre Istituzioni e del paese tutto.

La preoccupazione di chi scrive, così come quella di molti Sindaci della provincia, è che, nonostante validissime disposizioni legislative e tecniche, non si riesca ad avviare pienamente quel meccanismo virtuoso di investimenti nel campo dell’efficienza energetica che porta a minori costi di gestione per i Comuni, a maggiori attività economiche locali,  alla riduzione delle emissioni inquinanti ed al rispetto del Protocollo di Kyoto.

 

 

F. CONTI

 

27 luglio 2005